BRANO DELLA PREFAZIONE : |
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Il pazzo ispirato, il poeta profetico, colui che sempre più apparterrà al futuro ha attraversato i cieli d'Europa nel secolo scorso simile a una cometa incendiaria, inseminando germogli libertari a raggiera plurigenerazionale, scoprendo le zone clandestine di una geografia interiore dove, a resistenza permanente, bengala luminosi rischiarano i luoghi di une natività anarchica. La sua scia stellare, anatemica e catartica, non si spegne. Si chiamava Léo Ferré. Il saggisti più ortodossi, quelli che perseguono il metodo scientifico, teorizzano il distacco dall'Autore affinché la materia indagata non venga distorta da alcun coinvolgimento personale, operando cosi una sorta di microchirurgia analitica che sa di vivisezione. Indossato il camice dell'anatomo patologo procedono con freddezza a macellare la salma culturale per restituire alla memoria storica la polpa scelta. Strana contraddizione. Come dire a una persona che si ama : ti voglio bene ma non ti bacio, ti stimo ma non ti esalto, ti desidero ma non voglio possederti, sogno un figlio ma preferisco l'aborto. Strana seconda contraddizione. Dedicare una vita alla cultura, lamentarsi della sua scarsa crescita, stigmatizzare l'emarginazione della creatività e, al contempo, scavare una voragine tra cultura e vita come fossero disgiunte tra loro e dal resto delle funzioni biologiche e comportamentali quotidiane. Questa prospettiva, poco irrorata dal sangue e privata della sua carnalità, li toglie dalla giostra luminosa per rintanarli nella penombra di un magazzino disadorno adatto agli'operai specializzati ' della cultura. Bisogna tornare sulla giostra, accendere le luci e girare, girare, girare, fino a perdere la testa nel paese inventato da un altro dove si va per turismo esplorativo e che ti accoglie in un continente parallelo, li a due passi, il più delle volte parzialmente scoperto, solo assaggiato, mai pericolosamento percorso lungo le arterie pulsanti della sua genesi misteriosa. E non sarà facile, caro esegeta, se userai le armi convenzionali del sapere matematico e spoglio. Tanto più se il soggetto di questo incontro è un poeta che, in quando tale si renderà coriaceo al tuo bisturi, ti sorprenderà depistandosi ai codici della decifrazione, butterà in aria la sedia dell'interrogatorio poliziesco, si appellerà all'emendamento numero zero dell' anticostituzione libertaria, rivelando la sua combinazione segreta, la chiave d'entrata, solo in modo trasversale, dietro un reticolato di simboli, di invettive, di significanze nuove su parole consuete. E tutto avverrà - come diceva Ferré - nell'eternità dell'istante. Una realtà atemporale con fughe retroattive o avveniristiche dove l'istante provoca l'imprevisto come l'agguato di un indiano irriducibile fuori dalla riserva, con le sue armi estetiche e i suoi furori contenutistici. Con la sua identità unica e stirneriana. Invece il predatore di questo libro ha avuto il privilegio di conoscere e frequentare questo poeta, questo indiano, questo sciamano visionario.
Un indiano europeo in difesa permanente di tutte le minoranze,
degli oppressi, degli sconfitti e della tribù dei poeti smembrati e
dispersi da un'epoca all'altra. Errabondi, apolidi, orfani di tutto. Dieci
anni d'amicizia con Ferré. Per questo non usero il bisturi, ma segnali
di fumo, quel linguaggio non accessibile a tutti e cosi simile alle nuvole
quando paiono dissolversi e invece si rimescolano da un'altra parte con forme
diverse e dai significati paragonabili agli ideogrammi o alle pittografie
tribali. Mai come con Ferré la parola per descriverlo rischia di tradire
e svilire la reale dimensione di una personalità insondabile nella
sua totalità, la personalità di un genio interdisciplinare come
dimostra la sua immensa opera cosi complessa e incodificabile nella musica,
nella poesia, nella saggistica e nella canzone. MAURO MACARIO *** Un grazie di tutto cuore a Quentin Dupont e a Mauro Macario ***
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